Dal barman al buon barman

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classificheLa competitività è un aspetto molto radicato nei sistema sociale in cui l’uomo, di qualsiasi origine ed estrazione, sia posto.

Si potrebbe anche azzardare che senza la competitività non vi sia evoluzione, ma questo è un aspetto forse più profondo che ci porterebbe ad approciare tematiche più importanti e sicuramente fuorvianti dal contesto di ciò che andremo ad affrontare.

La competizione esiste in svariati aspetti: nella vita sociale, nello sport, nel lavoro, negli affetti ecc ecc; spesso la competizione porta quindi ad idealizzare una sorta di classifica, secondo la quale le persone vengono giudicate e posizionate in base ai meriti del sistema che giudica.

Le classifiche, lunghe o brevi liste ordinate, sono un metro di giudizio che alimenterà una ulteriore competizione, ma anche un modo assai schematico per riassumere una scala di valori; sappiamo molto bene, incosciamente o meno, quanto l’essere umano sia portato a ragionare secondo schemi, o archetipi.

In qualsiasi sistema in cui centri l’operato umano è quindi possibile stabilire una classifica, o gerarchia, che spesso identifica il migliore, secondo una serie di parametri; nello sport del salto in lungo il migliore è chi salta una misura maggiore rispetto agli altri partecipanti: ciò è talmente logico che risulta banale.

In una competizione più articolata, come un contest di exhibition flair, il bartender migliore è colui il quale flairtotalizzerà uno score superiore ad altri, secondo una serie di parametri oggettivi raccolti dai giudici, che determinano punteggi positivi e negativi (per ci fosse intenzionato ad approfondire le logiche che regolano una competizione di exhibition flair si consiglia vivamente la lettura della spiegazione di Federico Cassini, il quale ha una voce in capitolo estremamente autorevole).

La raccolta dei dati rapportati ai parametri che rappresentano è il punto fondamentale su cui vengono stilate le classifiche: a volte però sembra impossibile costruire una graduatoria, nello specifico in tutti quei casi in cui i dati siano determinati da parametri soggettivi, e quindi non assoluti.

Qual’è il piatto migliore? Non è possibile stabilirlo, si potrebbe al limite considerare le opinioni più frequenti: si stabilirebbero così una moda ed una media, nel senso matematico dei termini. In questo ambito potremmo quindi disquisire del “piatto preferito” di ognuno dei giudici, e non del “piatto migliore” nel senso universale.

Dopo questa lunga e noiosa analisi è quindi possibile stabilire una classifica dei barman più bravi?
Probabilmente no.

E’ invece possibile stabilire una linea netta e precisa che distingua i barman bravi da quelli mediocri?
Dopo una breve escursione nel mondo del bar dovremmo stabilire che la risposta sia “si”, deve essere possibile dividere i barman bravi da quelli sufficentemente bravi da poter svolgere il proprio lavoro, ma da non poter rientrare nell’elite dei professionisti.

barmanLa conferma di questa affermazione arriva dalla forte percezione che nel mondo del bar esistano dei professionisti più acclamati di altri.

Potrebbe bastare farsi un giro sui social, sulle riviste di settore, sui siti specializzati, tra gli addetti ai lavori, nelle manifestazioni settoriali ecc ecc.

 

 

Il punto nodale è questo: quali sono gli aspetti che fanno di un barman un buon barman?

  • Se trattassimo di colui il quale sia in grado di preparare il Negroni migliore, al di la dei prodotti, negheremmo l’esistenza di una soggettività legata al gusto.
  • Se il parametro fosse “l’accoglienza” staremmo argomentendo di un barman “simpatico”, oppure “cordiale”.
  • Se analizzassimo il dato relativo all’esperienza saremmo troppo legati al fattore “età”, e quindi, probabilmente, vincerebbe il barman più anziano, oppure quello che abbia impegnato più anni.
  • Se invece volessimo intraprendere un percorso matematico, e quindi valutare la bontà di un barman secondo acclamazione, rientreremmo nel campo della moda e della media, senza contare che gli equilibri empatici che ogni persona costruisce risulterebbero troppo decisivi.
  • Se volessimo identificare la mole di lavoro e di guadagni staremmo considerando il lato da venditore di ogni lavoratore.

professione barmanCi venga perdonata la decisa presunzione, e ci venga concessa una spontanea ingenuinità, ma QUESTA VOLTA LA DOMANDA LA PONIAMO BEN DIRETTA:
cosa fa di un barman un buon barman?

Ai bartender l’ardua sentenza.

2 Commenti

  1. leandro

    Ma trovare le parole esatte per definire un Barman un buon barman non è così semplice.Ci sono troppe varianti che incidono nella sua valutazione.Che non è fatta solo di conoscenza merceologica, di saper parlare le lingue ,deve fare il barbiere saper ascoltare , come il prete custodire i segreti confessati, essere un galantuomo.Ultimo non ultimo aver fatto l’università della strada,la scuola migliore che ci sia. Insomma se andiamo a miscelare tutti questi ingredienti sicuramente verrà fuori dallo shaker un buon Barman.
    Salute.

  2. Peppino Manzi

    Complimenti, mi piace e fa senz’altro riflettere. Cosichè dovrebbero essere molti i colleghi che dovrebbero leggere questo articolo e comportarsi e attivarsi di conseguenza

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