Preparare cocktail ad occhi chiusi

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barman cocktail

Vi fidereste mai di un professionista che eserciti il proprio lavoro non guardando ciò che fa?

Se il professionista fosse un’autista, un’idraulico oppure un cuoco non saremmo molto sicuri di raggiungere un buon risultato, o più semplicemente di restare illesi.

Al contrario, se fossi da uno psicoterapeuta o da un’insegnante tenderei a minimizzare il fatto che il professionista non faccia buon uso della vista e non dedichi del tempo a guardare quel che fa.

Anzi, se avessi bisogno di uno psicologo non mi preoccuperei del fatto che ci veda bene o meno bene.

In generale potremmo ammettere che se la professione richiesta ed esercitata sia strettamente correlata alla manualità ci aspetteremmo una rigida attenzione e che il professionista di turno guardi quel che stia facendo.

Se invece lo svolgimento dell’attività preveda operazioni di carattere mentale o di concetto potremmo stare tranquilli, escludendo il fatto che si guardi o meno nella direzione del “lavoro” possa influenzare il fine che ci siamo prefissati.

Il barman

La professione del barman è sicuramente un’attività molto manuale, tralasciando per comodità le implicazioni concettuali e “psicologiche” di cui parleremo altrove; un buon barman avrà sicuramente una buona manualità. Riterremo dunque che l’attività del barman necessiti di una discreta attenzione visiva da parte di chi la stia svolgendo.

La preparazione di un cocktail prevede una modalità di esecuzione unica che lascia pochissimo spazio ad una cocktail preparazionedifferente organizzazione diversa da quella canonica.

La sequenza di operazioni da svolgere è esclusiva, come se ogni singola manovra fosse un ingranaggio di un unico sistema che ha la finalità di proporre il cocktail richiesto nel minor tempo possibile, nel caso ci fosse effettivamente poco tempo da concedere, e nel miglior modo possibile, in ogni caso.

La ricetta di un cocktail contempla che ogni ingrediente sia miscelato nella dose corretta, ed è proprio l’esatto rapporto tra gli ingredienti che determina la buona riuscita di un cocktail e che differenzia un buon e apprezzato barman da chi ancora non lo è diventato.

Da tutto ciò deduciamo che il barman ponga una minuziosa cura nella preparazione delle bevande e che debba seguire con molta attenzione ogni fase della ricetta, dalla scelta del bicchiere all’armonia della guarnizione: tale attenzione sarà necessariamente supervisionata da una buona osservazione di ogni singolo gesto, si penserà.

E se ci imbattessimo in un barman che, durante la preparazione di un cocktail, non guardi il bicchiere in cui stia versando un alcolico oppure chiaccheri serenamente con l’avventore che ha di fronte?
Penseremmo forse di avere trovato un barman distratto oppure negligente?

Molto probabilmente avremmo invece di fronte un buon barman!

Barman in Europa

In un locale a Barcellona,nella zona del porto olimpico, ricordo di avere assaggiato il miglior Sex on the beach che abbia mai ordinato; ricordo anche che il barman, durante la preparazione di tre sex on the beach e due cuba libre, raccontava a noi giovani di come sia facile distinguere un argentino da uno spagnolo, in base alla pronuncia molto dura della doppia “ll” e di altre diversità di pronuncia e di uso di alcune parole.

Il barman, argentino di Buenos Aires, raccontava tutto ciò preparando i cinque bicchieri sul banco e dandosi da fare con le bottiglie di rhum, vodka e peach schnapps mentre guardava ognuno di noi raccontando alcuni aneddoti inerenti ai più classici luoghi comuni circa gli argentini in giro per il mondo.

In una discoteca di Glasgow un giovane barman di Varese, immigrato da poche settimane in Scozia, raccontava di come avesse scelto quella destinazione grazie anche al fatto di poter trovare dei voli ad un buon prezzo, grazie alle linee aeree low cost.

Il locale era praticamente buio e ricordo vagamente il viso del barman, il quale ammiccava con il capo alle nostre domande curiose e preparò due long island perfettamente identici: lo posso ricordare perchè scambiai erroneamente il mio bicchiere con quello dell’amico e ne seguì un simpatico battibecco sul fatto che afferrassi sempre il bicchiere più pieno e non sbagliassi involontariamente.

barman occhi chiusi

Quello che vedevo in giro per il mondo, e che avrei presto imparato, era il metodo American Bar che si stava applicando in Europa: i barman ed i locali che proponevano quel tipo di miscelazione erano avanti rispetto al resto del vecchio continente, che sarebbe stato presto invaso da flair bottle e scuole american bar.

American Bar

Il barman è capace di preparare un ottimo drink senza dover guardare nel bicchiere;un buon barman può preparare due cocktail perfettamente identici senza possibilità di distinzione ed è quindi in grado di lavorare anche in particolari condizioni.

E’ piuttosto normale che in alcuni locali la luce sia soffusa, in altri quasi assente: vi sono locali all’aperto che adottano alcune postazioni, solitamente le più periferiche, che hanno poca illuminazione artificiale.

barman campari

Nonostante ciò il buon barman riesce ad preparare i drink in maniera ottimale, utilizzando il giusto bicchiere e i corretti utensili presenti nella  propria postazione di lavoro.

Il particolare metodo del conteggio consente al barman di porre l’attenzione visiva sul cliente, il quale si sentirà meglio accolto da un barman con il quale poter scambiare due parole o semplicemente ascoltare le possibili richieste o consigli.

Qualcuno potrà dubitare sul fatto che il conteggio possa occupare l’attenzione mentale del barman impedendogli di poter tenere una qualsiasi conversazione, pur breve, o di poter ascoltare le richieste del cliente: ciò è vero solo durante la fase di training in cui l’aspirante barman inizia a prendere coscienza e confidenza del lavoro, come in tutte le professioni.

L’inconscio del Barman

Pensate ai gesti più comuni che compiamo quotidianamente in maniera praticamente incosciente: il solo camminare è un lavoro formato da decine e decine di muscoli e nervi in movimento che concorrono nella partecipazione dell’azione; guidare l’auto è una pratica piuttosto facile e comune ma ricordate le prime guide che avete effettuato?

Probabilmente avete avuto necessariamente bisogno di silenzio, di nessuno che vi rivolgesse la parola, di non fare altro che pensare alla guida. Dopo qualche mese probabilmente sarete divenuti più sciolti ed abili fino ad arrivare a guidare l’auto e contemporaneamente tenere una discussione, ascoltare la radio: ho visto persone leggere il giornale, rifarsi il trucco o radersi durante la guida!

Tutto questo perchè la serie di azioni e di regole che compongono la guida sono ormai entrate nella zona inconscia della nostra mente, quella zona che, silenziosamente, agisce senza che il nostro conscio se ne accorga.

Se consideriamo che preparare un cocktail richieda molte meno azioni e tempo che guidare una vettura possiamo intendere quanto sia possibile preparare un buon daiquiri guardando il viso del cliente che ci sta chiedendo come sia andata la giornata.

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