CHI SIAMO

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corso barman

Professione barman è un progetto studiato da anni dietro al quale risiede un team di professionisti che si distinguono nei loro settori per la dedizione e la cura nello svolgere le proprie mansioni.

Tutto il progetto è stato ideato, sviluppato e prodotto dal team Professione Barman, con passione, pazienza e professionalità.

 

Professione Barman è nato tra discorsi infiniti, brindisi tra amici e voglia di trovare alternative: con questo progetto si vuole proporre un punto di riferimento nel fantastico mondo del bartender anche in Italia, finalmente.

Il team ruota intorno alla figura professionale di Mirko, barman, istruttore e docente:

“La mia carriera inizia nel 2001 e, come gran parte delle più belle storie, quasi per gioco: in verità è stata la necessità economica a fare in modo che cercassi un secondo lavoro, oltre a quello che svolgevo di giorno.

Inizio quindi a prestare servizio come cameriere al Marylin’s di Canegrate, un famoso locale conosciuto in tutta la zona occidentale della provincia milanese; l’ambiente e l’atmosfera mi coinvolgono da subito e tra un servizio e l’altro mi soffermo ad osservare i barman dietro al banco: voglio stare al loro posto.

Inizio un corso di barman livello base, una settimana in full immersion insieme ad altri sette ragazzi a Milano.
E’ una esperienza interessantissima e fondamentale, e grazie alla possibilità di mettere in pratica, almeno a livello teorico, le nozioni acquisiste,mi convinco che il barman sarà la mia professione.

Grazie al caso (o al destino, dipende dai punti di vista) si libera un posto di barman nel locale, ed è mio! Alterno serate in sala, come cameriere ai tavoli, a serate dietro al banco, è la sala mi sta sempre più stretta.

La mia voglia di lavorare come barman mi porta ad accettare la proposta arrivatami da un locale estivo, il WWW professione barmandi Castellanza, nella provincia varesina: saluto la sala per sempre, pieno di gratitudine, e salto sulla pedana dietro al bancone.

La prima serata, solo nella station, rischia di tramutarsi in un incubo: sono solo e arriva gente da ogni dove, e all’improvviso sento una voce che mi chiede -Mi fai un sex on the beach?- Non ricordo la ricetta e resto di pietra, almeno fino a quando una voce angelica mi urla -un oncia di vodka, mezza di midori,mezza di raspberry, due di cramberry e una  di sweet&sour!- (Grande Maurino, ti ringrazio ancora).

Le serate si susseguono lunghe e faticose, ma appaganti: l’ambiente del bartending dona una sorta di magia che pervade chi vi entri in contatto, tanto che tra me, il resto dello staff e la clientela abituale si forma un feeling particolare: ci frequentiamo anche al di fuori del locale e molti di loro fanno tuttora parte della mia vita.

L’estate termina e nel giro di pochi giorni trovo un impiego in un cocktail bar di Saronno, il City Hall.

Ho una station all’avanguardia tutta per me e sembra essere il paradiso del bartendere: il locale è infatti noto per la cura e la ricercatezza dei cocktail, essendo frequentato da una clientela attenta ed esigente, forse meno “festaiola” ma sicuramente più competente nei riguardi del bartending e del buon bere. Inizio il periodo di prova tra drinkmix, blender, barmet ed ogni genere di attezzatura: imparo sin da subito che qui è dura, i clienti richiedono cocktail ricercati e fanno notare qualsiasi tipo di errore (come è gusto che sia…).

Credo che il mio periodo di prova non sia all’altezza del locale ma la proprietà decide di tenermi: con il senno di poi posso ipotizzare che uno dei motivi fu anche il buon rapporto qualità prezzo che rappresentai per loro.

Al City Hall ho un socio di banco con il quale mi intendo a meraviglia: affino le tecniche di preparazione dei drink, lavoriamo all’americana direttamente nel Boston invece che nel bicchiere e nei weekend, coaudiuvati da due bravi barback, abbiamo anche il tempo di organizzare dei piccoli show, esibendoci in tecniche di flair, che imparo nei momenti liberi a casa o al parco della mia città.

Sento di avere acquisito un buon grado di professionalità: molti barman si sarebbero crogiolati nelle loro capacità ma io voglio di più, voglio ancora migliorare.

miami beachAttendo un’altra estate e, insieme a due amici barman, decidiamo di partire per la patria del bartending: voliamo a Miami.

Laggiù abbiamo un aggancio che potrebber farci lavorare in uno dei numerosi american bar della capitale della Florida: dopo tre giorni dal nostro arrivo il nostro benvoluto “gancio” viene licenziato per motivi che non sapremo mai, e dopo sole due settimane uno di noi decide di tornare indietro, facendo in modo che le spese di affitto vengano ora divise in due anzichè in tre.

Ma io sono testardo e non mollo.

Finalmente arriva la chiamata di un locale al quale avevamo lasciato uno dei numerosi application (il nostro cv…), il Bad di Miami; mi mettono a fare il barback, retrogradandomi, ed io accetto, rimanendo vigile in attesa della mia occasione, che ben presto arriva.

Il mio amato “caso” fa si che un barman si ammali ed io mi candido per il ruolo vacante: eseguo l’esame del test pouring e vengo promosso al banco, dal quale non scendo più.

Non conosco l’inglese, se non a livello scolastico, e posso assicurare che non serve a nulla: sfido chiunque a capire le richieste di una folla di americani (e non) alticci e dediti alla spensieretezza, in uno dei locali più chiasossi e movimentati di una delle città più inclini al divertimento del mondo.

Ma è grazie a questa esperienza che imparo la lingua, aiutato anche dalla simpatica clientela, molto interessata e compiaciuta del mio essere italiano; mi prendono in simpatia e fanno di tutto per farmi sentire come a casa, regalandomi una esperienza di vita che tutti dovrebbero provare.

A Miami assorbo la professionalità del bartending americano, dotandomi di una professionalità e di una esperienza che difficilmente avrei potuto apprendere altrove; oltre a ciò, per la prima volta in vita mia, torno da un vacanza con più denaro rispetto a quando sono partito.

A Miami guadagno dai 1500 ai 2000 dollari a settimana lavorando 4 sere a settimana: essendo barman ho diritto a percentuali più alte sulle mance e sui drink elaborati.

E’ tempo di ritornare in Italia, approfitto dell’inverno per provare l’esperienza della discoteca; grande mole di professione barman bancolavoro, gran divertimento ma le richieste sono piuttosto usuali: mi specializzo così nel flair, pratica che trova grande impatto nella clientela.

L’estate seguente la trascorro presso due locali open tra i quali mi divido: uno di questi l’Highway 426, presenta ben 18 station ed una clientela che arriva alle 4000 unità nei fine settimana.

Frequento a Milano alcuni corsi di specializzazione, molto approfonditi, ed ho l’occasione di passare dall’altra parte della “cattedra”; divento istruttore e mi gratifica molto approciare le basi del barteding con numerose persone desiderose di imparare la professione più bella del mondo.

Tra i miei allievi trovo molti ragazzi e ragazze ma anche uomini e donne maturi, genitori, emigrati da ogni parte del mondo: tutti animati dal solo scopo di apprendere una professione divertente, remunerativa e con centinaia di sbocchi professionali.

Tra i miei allievi sono molti i quali tenteranno, subito dopo il corso, l’esperienza all’estero, e alcuni di essi, con i quali sono tuttora in contatto, continuano felicemente a restare in altri paesi.

Mi manca però il banco, l’approcio con la clientela; ritorno dietro al bancone e ho la fortuna di provare un’altra esperienza, la gestione del locale.

Oltre a fare il barman mi occupo di far ingranare il locale e di gestirlo: mi occupo del magazzino, dei conti, della gestione del personale, della cocktail list ecc ecc: è una esperienza fondamentale e il locale ha successo.

barman londraSuccessivamente provo altre mete: la libertà che offre questa professione e la semplicità con cui si può essere messi alla prova mi permette di girare e prestare lavoro a Varese, Sondrio, Roma, Lugano, Londra.

Imparo molto, soprattutto a livello umano; se da una parte mi ritengo un barman formato (anche se la possibilità di imparare qualcosa di nuovo è infinita) ho la fortuna di conoscere persone meravigliose e visitare luoghi stupendi; di assaporare la vita.

Grazie alla professione del bartender partecipo lavorando ad eventi spettacolari, come gli mtv awards, sfilate di moda ed eventi legati a tramissioni televisive.

Tornato “a casa”, in un locale di Saronno, conosco una ragazza: la mia compagna e madre di mio figlio. Decido che è arrivato il momento di cambiare ancora: voglio godermi la mia famiglia e vedere crescere mio figlio, quindi decido di lasciare il banco, almeno di notte.

Ho vissuto una incredibile serie di esperienze, visitato luoghi magici, consociuto persone straordinarie e sono cresciuto; ho anche avuto dei momenti difficili, sia davanti che dietro al banco, e per tutto ciò potrei dirvi tante cose.

Ma preferisco solo darvi un consiglio: che siate barman o in procinto di diventarlo ricordate che questa professione è un divertimento: se dovesse incominciare a pesare il lavorare forse è tempo di cambiare.

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