Campari, breve storia di un mito italiano

Gaspare Campari

Gaspare Campari nasce a Cassolnovo, nella Lomellina, nel 1828 da una famiglia di agricoltori.La passione per la liquoristica lo spinge a spostarsi a Torino nel 1842 per studiare liquori e distillati.

Diventa apprendista della liquoreria di Piazza Castello e l’esperienza acquisita gli permette di aprire il Caffè dell’Amicizia a Novara. Qui sperimenta la produzione di alcuni liquori: Liquote Rosa, Olio di Rhum, Cordiale, Elisir di Lunga Vita.

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La nascita del Bitter Campari

Tra queste creazioni c’è anche il Bitter all’uso di Hollanda, che diventerà uno dei prodotti alcolici più famosi nella storia della miscelazione moderna.

Il Bitter di Gaspare piace e diviene di uso frequente in città, tanto che popolarmente verrà rinominato Bitter del Signor Campari: il passaggio a Bitter Campari è breve. Il prodotto viene creato con l’infusione di frutta, erbe e piante aromatiche infuse in una miscela di acqua e alcol. Il colore rosso rubino e il sapore amore-dolce lo caratterizzano, e diventa presto la bevanda preferita come aperitivo.

Camparino

Il Signor Campari si trasferisce a Milano nel 1862 e fonda il Caffè Campari all’interno del Coperto dei Figini, un edificio che ospita negozi e bar storici, e che verrà abbattuto quattro anni più tardi per fare spazio alla costruzione della sontuosa Galleria Vittorio Emanuele II.

Nella nuova Galleria troverà spazio anche il Caffè Campari, che si insedia all’inaugurazione della Galleria nel 1867 (i lavori verranno ultimati solo nel 1878) insieme all’abitazione della famiglia Campari.

Gaspare Campari viene a mancare nel 1882 e le redini dell’attività passano al figlio Davide. La famiglia Campari è diventata una realtà stabile e un’azienda proficua, tanto che alla morte di Gaspare il più noto giornale di Milano scrive che “Gaspare Campari lascia cinque figli e un bel patrimonio di circa mezzo milione“.

Nel 1915 viene inaugurato il Caffè Camparino, all’angolo opposto rispetto al Caffè Campari. Il locale a due piani è curato in ogni dettaglio: il bancone intarsiato ad opera di Eugenio Quarti , il lampadario di Alessandro Mazzucotelli, i mosaici di Angelo d’Andrea. L’arredo è in stile liberty e il banco è dotato di un flusso continuo di acqua gassata dalle cantine per offrire un Campari e soda sempre perfetto e refrigerato.

Il Camparino diventa un luogo di incontro di artisti, intellettuali e personaggio di spicco di tutta Milano: il Camparino diventa un’istituzione e l’aperitivo un rito. Alla fine della seconda guerra mondiale il locale passa nelle mani della famiglia Miani, e vi rimane sino al 2018: da quel momento ritorna a diventare proprietà di Campari.

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L’espansione

Con Davide Campari si vede l’espandersi dell’azienda di famiglia: il figlio di Gaspare ha obiettivi più ampi, così gira per il mondo allo scopo di perfezionare la cultura sui liquori e per sondare i mercati.

L’idea è di espandersi al di fuori dell’Italia e di aumentare le vendite. Nel 1892 nascono i primi due stabilimenti a Milano, aperti a poca distanza l’uno dall’altro.

Nel 1904 apre lo storico stabilimento di Sesto San Giovanni, poco fuori Milano, pronto a soddisfare le richieste provenienti dall’estero. In particolare verso quei paesi dove l’emigrazione italiana è stata importante, come Argentina, Somalia

L’aperitivo

Il marchio Campari diventa sinonimo di aperitivo, e il Camparino il luogo principe del rito pre dinner. Nel 1932 esce sul mercato il Campari Soda, un mix di Bitter Campari e soda dal volume alcolico del 10%, che riscuote un successo clamoroso.

La bottiglia monouso disegnata dall’artista futurista Fortunato Depero, priva di etichetta, contribuisce all’exploit dell’azienda milanese. La forma si ispira al bicchiere nel quale viene servito il Bitter Campari con seltz al Camparino: l’aperitivo da Milano arriva in tutta Italia.

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Il brand e lo stile

La bottiglia del Campari Soda e l’arredamento del Caffè Campari e del Camparino sono espressioni della ricerca artistica dell’azienda. Indimenticabili i manifesti pubblicitari realizzati da artisti del calibro di Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Marcello Nizzoli, Erberto Carboni, Leonetto Cappiello, Bruno Munari. La comunicazione di Campari diviene un esempio da manuale per tutte le aziende italiane.

Miscelazione e Campari

Bitter Campari è uno degli ingredienti più usati nella miscelazione ed è presente in numerose ricette di cocktail storici. Basti pensare a Negroni, Milano-Torino, Americano, Boulevardier e Garibaldi.

Il Campari non è legato solamene ad un’idea di aperitivo “milanese”, celebrata dalla borghesia cittadina e da un mondo culturale elitario. Si trova anche nei bar di provincia e nelle osterie, dove si ordina un “Campari con bianco” o il “uno in due“, e cioè una bottiglia di Campari Soda versata in due bicchieri colmati con vino bianco della casa.

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Il gruppo Campari

Oggi il gruppo Campari è un colosso che conta più di 50 marchi distribuiti in 200 paesi nel mondo, per un fatturato annuo che supera i 2 miliardi di euro.
Tra i brand dei Campari Group sono inclusi gli storici Cinzano, Cynar, Aperol, Braulio, Riccadonna, Crodino, Zedda Piras. Oltre ai brand italiani anche molte etichette straniere. Appleton Estate, Grand Marnier, Wild Turkey, Glen Grant, Skyy Vodka tra gli altri.

 

 

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