Lavorare all’estero, lavorare negli Stati Uniti

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Perchè non provare un'esperienza all'estero?Conosco il lavoro e ho una piccola conoscenza della lingua inglese: decido di lavorare negli stati uniti.

bartending

Gli inizi di una carriera

La mia esperienza lavorativa nel mondo del bartending è iniziata in modo particolare. Mi sono avvicinato a questo mondo per necessità (e non inizialmente spinto da passione) e come cameriere (e non come aspirante barman).

La necessità era sostenuta dal fatto che in quegli anni, nonostante avessi un buon lavoro diurno, non riuscivo a risparmiare nulla.

La sola alternativa al risparmio era quella di cercarmi una fonte di reddito nell’unico momento della giornata in cui avrei potuto prestarmi ad esso, e cioè di notte.

E di notte non ci sono molte alternative ai locali, restando nel campo dei lavori più ordinari…

Il lavoro di cameriere non ha mai pesato molto perchè l’ambiente era molto piacevole, e adatto alle mie caratteristiche. Ricordo con piacere quegli anni all’inizio della mia carriera, pensando a serate ricche di divertimento e gioia.

Inizialmente lavoravo tre sere alla settimana, e piacendomi il lavoro venni notato dalla proprietà del locale che mi propose di estendere a cinque serate il mio servizio.

Andavo tutto liscio sino a quando iniziai ad avvertire che mancava qualcosa, e quel qualcosa lo trovavo all’interno dello stesso locale, quando gettavo lo sguardo verso il bancone.

Dalla sala al banco, passando per un corso

Ci volle poco tempo per capire che volevo svolgere quel tipo di lavoro, e la fortuna di lavorare in un locale in cui si alternavano dei barman professionisti mi aiutò.

corso barmanCon il senno di poi posso tranquillamente affermare che presi la giusta decisione. Senza ombra di dubbio, fù saggio spendere una considerevole somma per frequentare un corso professionale di livello base.

Lo preferii, piuttosto che chiedere aiuto ai barman che lavoravano con me.

Questo principalmente per due motivi:

  1. I barman al servizio non avrebbero potuto seguirmi in maniera continuativa, ma avrei dovuto accontentarmi di “seguire le lezioni” in modo frammentario. Inoltre non avrei potuto ottenere la giusta attenzione e il tempo necessario a digerire alcuni aspetti o per chiedere delucidazioni;
  2. Negli ambienti specializzati, dove il livello di professionalità è molto importante (ed il bartending è uno di questi) non sono molte le persone che intendono facilmente donare la propria sapienza. Molti preferiscono  tenere per se i trucchi del mestiere e i metodi di lavorazione, custodendoli gelosamente.

La svolta, dal corso al bancone

E’ importante ricordare che esiste una fondamentale differenza tra il barman dietro al banco e quello che insegna.

Il primo ha come unica intenzione esibire la propria professionalità verso il cliente, il secondo è ambizioso nel trasferirla ad altri.

Ci sono poi delle eccezioni, ed io mi pongo tra di esse. Dietro al banco, soprattutto dopo avere avuto la possibilità di insegnare presso molti corsi formativi, ho sempre cercato di dispensare buoni consigli ai nuovi arrivati, o a chi avesse la volontà di imparare il mestiere, pur consigliando a tutti quanti una formazione presso un corso.

Ripresi quindi il mio lavoro di cameriere con un corso livello base terminato.

I gestori del locale sapevano della mia frequentazione, quindi attesero il momento più propizio per mettermi alla prova. Durante l’assenza di un barman mi fecero salire in pedana, e grazie alla mia formazione scolastica e al sostegno degli altri barman me la cavai alla grande.

La mia fortuna fu anche questo: lavorare in un bell’ambiente, avere frequentato un corso e poter mettere subito in pratica gli insegnamenti.

lavorare estero miamiDa li in poi iniziò la mia carriera professionale che mi portò a lavorare presso numerosi locali, sino a quando, un giorno, ebbi un’illuminazione.

Perchè non provare un’esperienza all’estero?

Lavorare negli Stati Uniti, why not?

Oramai conoscevo bene il lavoro, e dopotutto potevo disporre di una piccola conoscenza della lingua inglese studiata malvolentieri a scuola.

Grazie a queste due armi potevo andare dovunque avrei voluto, così, con due amici, decidemmo la destinazione: Miami.

Perchè scelsi la Florida? Per almeno tre motivi:

  • negli Stati Uniti il livello del bartending è molto alto. Aavrei potuto così confrontarmi su banchi di prova importanti, che sicuramente mi avrebbero insegnato qualcosa;
  • essendo il bartending un mestiere riconosciuto avrei potuto guadagnare molto denaro;
  • durante la mia prima importante esperienza da barman lavorai in un locale estivo in cui mi piacque l’atmosfera. Vvolevo lavorare in un posto in cui avrei potuto rivivere tale esperienza sempre, e la Florida mi parve il posto ideale, che poteva garantirmi il caldo tutto l’anno.

Destinazione Miami

Grazie ad un amico ottennei un aggancio, un ragazzo che lavorava oramai da mesi in un ristorante sulla Ocean Drive, nel cuore di Miami Beach. Grazie a lui avremmo dovuto ottenere un posto.

Purtroppo il nostro aggancio decise di farsi licenziare due giorni dopo il nostro sbarco sulle coste della Florida.

Non mi persi d’animo, dopotutto ero a Miami!

Trascorsi due settimane di divertimento, divisi tra spiaggia e locali, in cui non mancavo di lasciare le application, e cioè il mio curriculum. Era forte la speranza di trovare qualcuno che fosse disposto ad assumerci, o almeno a metterci alla prova.

In uno di questi locali ricevemo la proposta di fermarci qualche settimana a lavorare come runner, e cioè come barback. Il nostro compito era di correre da una station all’altra a rifornire i barman con gli alcolici, il ghiaccio, i bicchieri eccetera eccetera.

lavorare stati unitiA distanza di anni compresi che la scelta di ingaggiarci come runner fu dovuta, oltre al fatto di metterci alla prova, dalla necessità di apprendere meglio la lingua anglofona.


Avremmo potuto ugualmente lavorare dietro al banco, anche se non avessimo spiaccicato nemmeno un termine in inglese.

La nostra fortuna fù che il proprietario non aveva la tipica fretta che altri hanno, la quale a volte provoca più danni che benefici.

Quando uno dei barman si ammalò non mancai di cogliere l’occasione; mi proposi e la sera stessa salii dietro al banco.

Burocrazia, formalità e leggi

A proposito del tipo di contratto, devo specificare un punto fondamentale, che è un fattore considerevole nel lavorare negli stati uniti.

A livello burocratico si deve essere in possesso del social security, una sorta di codice inps che permette di poter pagare le tasse. Per quanto riguarda il permesso di soggiorno si deve decidere se l’intenzione è lavorare in maniera temporanea oppure come residente.

Nel primo caso basta un visto per non immigranti, cioè come quello rilasciato temporaneamente a qualsiasi turista, e fu quello che inizialmente feci.

Nel secondo caso si deve ottenere una permanent card (la famosa green card) e cioè è possibile solo dietro l’approvazione dell’immigrazione statunitense, la richiesta di uno sponsor (familiare residente o datore di lavoro) oppure partecipando al Diversity Visa Program.

Questo programma è una lotteria annuale che permette l’ingresso ogni anno a circa 50 mila persone per garantire il carattere multietnico degli Usa. Sono infatti esclusi i cittadini provenienti da quei paesi che abbiano superato, negli Usa, un determinato numero di emigranti.

Per quanto concerne il lato amministrativo ero ben sistemato. A livello paghe ancora meglio!

Andiamo al sodo, quanto si guadagna

A Miami, come del resto in tutti gli Stati Uniti, la metodologia di pagamento è altamente meritocratica, ed è anche per questo che molti professionisti ambiscono a lavorare negli stati uniti.

La paga base fu davvero misera, circa 4 dollari l’ora, ma a questa cifra vanno aggiunti la percentuale sul venduto e quella sulle mance.

guadagnare stati unitiIl metodo di lavoro nel bartending made in Usa mette infatti a disposizione del barman tutta la gestione della postazione.

E’ il barman stesso ad avere l’autonomia della cassa, il rilascio degli scontrini, la possibilità di offrire da bere.

In questo modo un barman può gestire al meglio la serata, aggregare la clientela e, non da poco, abbattare l’evasione fiscale.

Ogni barman, a fine serata, esegue il conteggio del cassetto, da cui ha diritto ad una percentuale variabile, quantificabile mediamente intorno al 20% del venduto.

A ciò va aggiunto circa il 70% delle mance ottenute dal barman e dallo staff.

In un locale medio e in una buona serata, è facile intuire che un barman può arrivare ad una paga giornaliera che può tranquillamente raggiungere i 3/400 dollari.

Considerando circa il 30% per pagare le tasse, il fatto che la vita non risulta affatto più cara che in Italia ed il fatto che durante quel periodo lavorai 4 sere a settimana, al mio ritorno rimasero tutti stupiti dal fatto che, per la prima volta in vita mia, ero tornato da una vacanza con più denaro rispetto alla partenza.

Esperienze e ricordi

Di tutta quella favolosa esperienza nel lavorare negli stati uniti (e di quella gran quantità di denaro con cui rincasai) ricordo molto volentieri la conoscenza con il quale l’avventore si rivolge al barman.

La paragono allo stesso modo in cui in Italia un bevitore di vino si rivolge al sommelier. Invece dei soliti long drink ricordo molte svariate richieste, e tra i drink maggiormente richiesti cosmopolitan, tom collins, alexander, stinger; campari shakerato e negroni per quelli che riconoscevano nel mio volto l’espressione da italiano!

Ma la più grande soddisfazione fu un Martini in salamoia, cioè il Dirty Martini, in cui si sporca il ghiaccio nel boston con la salamoia (quella simile per mantenere le olive) e il Martini dry, e a cui si aggiunge il gin.

Mescolare lentamente con il bar spoon in modo che il gin non si shakeri con la salamoia ed il Martini, e versare nel bicchiere con lo strainer. Per chiudere uno splash di salamoia, prima di guarnire con l’immancabile oliva trafitta dallo stecchino.

martiniIl cliente che me lo richiese per la terza volta, se ne andò confidandomi che non ne aveva mai bevuti più di due, confermando la propria felicità lasciandomi sul banco 15 dollari di mancia.

Ed io, infuso dell’atmosfera e delle usanza del bartending americano, utilizzai quei 15 dollari per offrire un giro di shot ad un gruppetto di ragazzi.

Essi avevano trascorso tutta la serata davanti alla mia station, senza mai avanzare le pretese che si è soliti ascoltare in molti locali in Europa.


Girare, imparare, conoscere: sono solo una parte delle esperienze che si possono compiere avendo a disposizione l’enorme potenziale che un barman può avere: Australia, Stati Uniti, Inghilterra, Giappone; ma anche Thailandia, Cina, Emirati Arabi, Egitto, Sudafrica, Argentina.


Il barman è in possesso di un tesoro che pochi altri hanno, e con esso può decidere come e dove vivere, e quanto guadagnare.

 

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