Tre metal pour nella tasca

metal pour

barman argentinaIn passato ho avuto la fortuna di viaggiare molto, non solo per lavoro: è una passione che tuttora sento mia ed una bella “abitudine” che spero di mantenere ancora a lungo, nonostante abbia molti più impegni e responsabilità rispetto a quando viaggiavo con maggior frequenza.

Sono più che felice di aver intrapreso, oramai quasi venti anni fa, questa splendida professione del barman, che è un passaporto che consente, di girare, conoscere, ambientarsi, guadagnare.

Le mete dei miei viaggi cambiavano con la stessa frequenza con la quale mi cambiavo la maglia o la camicia, questo perchè pensavo, e ne sono tuttora convinto, che ogni luogo ha qualcosa da donare ed almeno un validissimo motivo per esser visitato: un monumento, una meraviglia naturale, il clima, le persone, le abitudini ecc ecc.

Nonostante la consapevolezza che ogni paese merita una visita ho preferito viaggiare con più frequenza per il centro e sud America; forse per una similitudine tutta latina nei modi fare, forse per la maggiore facilità con cui si apprendeno le varie forme di spagnolo, oppure per la sorprendente facilità con cui si trova una sistemazione e sicuramente per il costo della vita minore rispetto al nostro.

Uno dei luoghi in cui ho trovato le migliori persone conosciute è sicuramente l’Argentina, stato la cui popolazione è molto più simile a noi europei più di quanto non lo siano gli altri paesi latino americani; esiste poi una particolare affinità tra italiani e argentini, tanto che risulta assai frequente trovare persone che portano cognomi italiani, figli o parenti di emigrati.

Si dice infatti che gli argentini di Buenos Aires, che rappresentano circa un terzo della popolazione nazionale se si considera la capitale ed il proprio hinterland, derivano non da un popolo ma dalle navi, e da qui il soprannome di “Portenos”; la capitale stessa fu fondata ad opera di emigrati genovesi che arrivarono in sud America partendo dal capoluogo ligure.

barman argentina ostelloMentre viaggiavo per quel magnifico paese mi ritrovai un freddo pomeriggio nella città di Cordoba, seconda in ordine di abitanti ma prima per quanto riguarda la cultura, l’istruzione e l’arte; nel terminal dei bus contavo le persone salire sui confortevoli “camion” che partivano ogni dieci minuti dalle numerose banchine, per ogni angolo del paese.

Dopo una buona mezzora di attesa venne a sedersi accanto a me un pittoresco giovane del posto, bardato con il proprio Chullo, e cioè quel famoso cappello di lana che copre fronte ed orecchie, ideale per le fredde serate preandine, con tra le mani una copia della bibbia ed un polveroso zaino liso e lercio.

Da buon argentino prese con il chamucho, che è quella tipica arte Argentina di parlare per ore e ore senza dire nulla di realmente interessante: per molti argentini è quasi un dovere morale fare in modo che il silenzio non esista!

Poco dopo scherzammo un pò di tutto, e quell’aria di bravo ragazzo dedito alla bibbia svanì quasi subito; scoprii così che Josè, argentino della provincia di Buenos Aires, era in giro per il proprio paese da quasi due anni, con l’intento di scoprire la propria nazione da molto vicino.
Rimasi affascinato dalla storia ed
inevitabilmente mi rivolsi al lato meno romantico della questione, e cioè come facesse a procurarsi il denaro per l’essenziale: mangiare, bere, dormire, spostarsi.

Sorrise, e dalla tasca laterale dei suoi pantaloni scuri estrasse tre metal pour: tre dosatori consumati ma ancor ben tenuti, probabilmente lavati da poco.

Josè raccontò che in giro per l’Argentina poteva capitare di trovare occasionalmente delle serate di lavoro, come barman o come cameriere, più frequentemente come lavapiatti; Josè era rimasto affascinato negli anni dai bartender americani, di cui conosceva l’arte grazie ad alcuni passaggi in locali di livello medio alto, soprattutto nelle località più rinomate del Sud America, come Mar del Plata o Punta de l’Este.

Aveva memorizzato ogni movimento, ogni gesto; aveva chiesto ricette, notizie e consigli a chiunque; si era anche iscritto ad un corso sullo stile americano, affinando la sua tecnica.

Il fatto è che in tutto il Sud America esistono tantissimi bar, locali, club e discoteche, ma la diffusione del metodo American Bar non è ancora a livello europeo o nordamericano; mi chiedevo dunque che facesse con i tre metal pour nella tasca.

Mi spiegò che, per abbassare i costi di viaggi e per conoscere persone, dormiva prevalentemente negli ostelli.

metal pourIl tutto il centro e sud America il circuito degli ostelli è molto diffuso e vive in un contesto nettamente differente rispetto alla concezione italiana, e più in generale sud europea.
Gli ostelli sudamericani sono prevalentemente sorti presso antiche case coloniali, con numerose camere e ampi spazi comuni: sono frequentati
da una clientela eterogenea e, a dispetto del nostro pregiudizio, sono strutture efficenti, pulite, ordinate e soprattutto molto organizzate.

Negli ostelli sudamericani ci si incontra con gente di tutto il mondo e si condividono consigli e aspetti pratici relativi ai viaggi; spesso vengono organizzate escursioni, gite, visite guidate.

Non di rado vengono organizzate serate a tema, cene tipiche e grigliate aperte al pubblico: in questo caso l’ostello diviene un centro di aggregazione sociale, proprio come un vero e proprio locale, e con la possibilità di far incontrare i locali con i viaggiatori.

Josè, con i suoi tre metal pour nella tasca, prestava servizio come barman in queste feste, stupendo alcune persone con i gesti eleganti ed i cocktail perfetti tipici del metodo American Bar.
In mancanza di una adeguata attrezzatura si adeguava con gli utensili della cucina dell’ostello, senza fai però mancare la possibilità di miscelare perfettamente i cocktail richiesti dai clienti e dagli amici.

I suoi tre metal pour sono stati in molte occasioni il mezzo con il quale Josè, dopo due anni in giro per il proprio paese, riesce ancora a finanziare i suoi desideri.

Grazie Josè.

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