Salvatore Tafuri, Palermo – New York passando per Sanremo

barman salvatore tafuri

barman salvatore tafuriSalvatore Tafuri è uno dei barman italiani più conosciuti a livello internazionale, ed attualmente è alla conquista dell’America.

Salvatore rappresenta la conferma, già fornita da altri colleghi, di quanto abbiamo analizzato sino ad ora parlando con i barman più apprezzati a livello nazionale ed internazionale: il livello di un barman è direttamente proporzionale con la propria disponibilità ed umiltà.

Attualmente Salvatore si trova allo Standard Hotel, un cinque stelle modernissimo nell’ East Village di New York City, città meta ambita dalla maggior parte dei barman di ogni parte del mondo.

Ed è proprio da New York che Salvatore ci racconta la sua storia:

“Iniziai a lavorare dietro al banco nove anni fa grazie ad un carissimo amico che mi aiutò a trovare lavoro come barback al Victory Morgana Bay, storico locale della riviera ligure.

Ho sempre avuto una grandissima passione per l’hospitality, probabilmente trasmessa da mia nonna Maria, che per oltre venti anni ha lavorato come chef: ricordo ancora adesso il trascorrere di interi estati in cui osservavo la passione che la nonna metteva nel cucinare per centinaia di persone”.

 

Quali esperienze hai avuto in Italia?

“In nove anni ho fatto diverse esperienze, iniziando dal portare ghiaccio al taglio della frutta, cercando di imparare il più possibile, essendo partito da un livello base dato che non ero in grado di fare un espresso! Mi ricordo ancora di avere trascorso circa dieci minuti di fronte alla macchina del caffè la prima volta che mi chiesero un espresso: osservavo la macchina del caffè come fosse una navicella spaziale!

Dopo un paio di anni lasciai tutto e decisi di partire per l’America, riniziando tutto dall’inizio, non più tra cocktail e vita notturna ma ritornando a svegliarmi alle 6 del mattino per andare a fare espressi e cappuccini; con tanta volontà e parecchia fortuna avevo sposato il progetto giusto, dato che sei mesi dopo il Caffè Falai si sarebbe esteso con un full bar, permettendomi nuovamente di miscelare cocktail e chiaccherare con i clienti.

barman new yorkMolto intelligentemente stilammo una cocktail list tra il classico e l’innovativo, nello stesso momento in cui vinsi un premio organizzato dal celebre New York Post come migliore cocktail di New York City.

Grazie a ciò attirammo l’attenzione delle testate giornalistiche della città, il che ci diede moltissima visibilità.

Dopo quella incredibile esperienza iniziai a lavorare per i grandi alberghi Highgate, facendo consulenze e training ai futuri bartender e cercando di capire al meglio il metodo americano”.

 

Come è avvenuta la tua formazione?

“In realtà la mia formazione scolastica è stata del tutto diversa, essendomi diplomato in ragioneria: proprio per questo motivo, non avendo effettuato studi all’alberghiero, ho sudato veramente parecchio per poter raggiungere la mia attuale posizione da bartender.

La cosa fondamentale che ho imparato è che se vuoi qualcosa veramente non ci sono limiti, e non esite niente e nessuno che possa fermarti.

Così ho iniziato a frequentare la scuola AIBES durante il giorno e la pratica dietro al bancone la sera, imparando dai miei maestri e cioè Gualtiero Maragni e Daria Brolis, due grandi professionisti del bartending italiano, i quali mi hanno aiutato molto nel mio percorso”.

 

Come sei capitato negli Stati Uniti?

“In realtà è stata una scelta d’amore, dato che decisi di seguire la mia ragazza, che conobbi al bar in ci lavoravo a Sanremo.

Optammo per New York City, anche se la città è molto differente sia da Palermo che Sanremo, ovviamente: ogni giorno che passa sono sempre più consapevole e felice della decisione, dato che sia con la mia ragazza che con il lavoro le cose vanno molto bene”.

 

Raccontaci della tua attuale avventura

standard hotel east village“In questo momento lavoro presso lo Standard Hotel East Village, una grandissima compagnia in cui trovo molti stimoli, oltre che divertirmi molto, fattore fondamentale nella nostra professione.

Nello stesso momento lavoro con Damiano Coren, un grande bartender italiano scuola Employees Only, con il quale condivido molte passioni, oltre che parecchie birre!”.

 

Che importanza dai al ruolo della formazione?

La formazione teorica è importantissima perchè ti aiuta a capire meglio i prodotti da utilizzare, attraverso i quali è più semplice consigliare e spiegare ai nostri clienti le differenze tra le bottiglie che noi barman abbiamo dietro alle spalle.

E’ però opportuno affiancare alla teoria una buona pratica, per poter diventare un buon bartender, e questo lo si impara lavorando quotidianamente, cercando di migliorarsi giorno dopo giorno”.

 

Quali sono i cocktail o i distillati che preferisci bere dall’altra parte del banco?

“Sono un grandissimo amante del Gin e del Rhum, ed adoro bere Gin and tonic e Negroni, mentre il mio drink preferito resta il Daiquiri“.

 

Un cocktail che ti piace consigliare?

“Credo che il Daiquiri sia il perfetto any time e quindi un drink che raccomando sempre, perchè se è ben realizzato è la via perfetta tra sweet e sour”.

 

Quale è il cocktail di tua realizzazione di cui vai più fiero?

cocktail marchese“Il drink di cui sono particolarmente orgoglioso è una ricetta che ho creato proprio quest’anno a New Orleans per TOTC 2015 (Tales Of The Cocktails, ndr) durante una mia guest bartending al The Cure Bar, da poco nominato tra i primi 100 bar al mondo.

Il cocktail si chiama Marchese e questa è la ricetta:

  • 1 oz Amaro Sibilla
  • 3/4 oz succo di limone
  • 1/2 oz sciroppo di zenzero
  • 1/4 oz miele
  • splash di Ginger Beer

Aromatizzare il bicchiere con l’anice secco Varnelli e servire on the rockes, guarnendo con del Dragoncello”.

 

Consigli a chi vuole avvicinarsi all’arte del bartending?

“Un consiglio che mi sento di dare e semplice: metterci tutta la passione possibile e non prendersi mai troppo sul serio perchè le vere star non sono i barman ma i nostri clienti”

 

 

 

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